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giovedì 23 ottobre 2014

368. Cara Ivana ti scrivo

"Cara Ivana, sono stato coinvolto, non so come, in una conversazione collettiva privata e non pubblica, dove sembrava che oltre a me, ci fossero solo donne divorziate. E poi, appena ho detto che finora non mi sono sposato perché sono "gay", qualcuno di voialtri mi ha chiesto cosa volessi dire col termine "gay" e ho risposto "omosessuale". 
Non accetto che qualcuno mi faccia lezione di morale o riservatezza,  perché era solo una spiegazione e non un vanto. Signora, questa risposta è solo per lei, che spero felice di essere donna eterosessuale, discriminata nel suo paese solo dai maschilisti, e non dai fondamentalisti religiosi e dai fascisti di tutto il mondo, che sono molti. Stia bene." 
"Dear Ivana, I've been involved, I do not know how, in a private collective conversation, unshared, in which it seemed that besides me, there were only divorced women. And then I just said that so far I have not married because I'm "gay", so some of you guys asked me what I meant by the term "gay" and I replied "homosexual." I do not accept from nobody no Moral or Privacy lessons, because it was only an Explanation and not a Pride. Madam, this answer is only for you, which I hope to be a happy heterosexual woman, discriminated in your country only by sexists, and not also by religious fundamentalists and fascists from all over the world, which are a lot. Take care."
da una conversazione ultra-fraintesa tra un uomo laico e una donna ultra-bigotta su FB / excerpt from a super-misunderstood FB conversation between a secular man and a super-sanctimonious woman 


lunedì 4 novembre 2013

338. Riflessioni d'una sindacalista bancaria: sopralluogo in un palazzo in sciopero.

Non pensavo che una giornata di sciopero potesse farmi quest'effetto. Io ho 52 anni, troppo giovane per una pensione, troppo vecchia per un mondo produttivo alla ricerca di forze a cui richiedere un contributo più alto.
Io ho sempre lavorato tanto fuori e dentro casa, con coscienza e con il desiderio di partecipare alla realtà produttiva di questo paese mal gestito ma pur sempre il nostro paese: vedere un palazzo vuoto come fosse sera inoltrata, anzi notte, senza telefoni che squillano, senza schermi accesi, senza il rumore delle stampanti che segnano il passo di un'attività lavorativa che a noi viene richiesto di sentire propria senza che essa lo sia davvero, fa un certo effetto, forse più di quando si è giovani, perché si sa che dietro ad ogni posto di lavoro c'è una storia.
L'attività che molti di noi oggi svolgono in un paese e in aziende incapaci di rinnovarsi non lascia ormai molti margini di soddisfazione ma è pur sempre l'attività che permette al lavoratore di avere una dignità altrimenti difficilmente riconoscibile dalla collettività. Quindi uno sciopero pesa. Forse ha sempre pesato, ma oggi di più.
Quanti amici e parenti abbiamo che hanno perso il posto di lavoro negli ultimi anni, spazzati via da una crisi che non hanno sicuramente voluto né hanno contribuito a creare? Girare per gli uffici vuoti e immaginare i pensieri, i sentimenti, le vite di ciascuno, il portafoglio che è sempre più leggero e con il quale parliamo senza accorgercene, mentre siamo in coda alla cassa del supermercato, è come attraversare un paese dopo una scossa di terremoto: pensieri che girano e rigirano, come sostanza alleata delle nostre braccia, delle dita che volano ogni giorno sulle tastiere davanti ai computer per versare ricchezza in un grandissimo cappello che non appartiene ai lavoratori, a cui è concesso solo guardare da fuori, come attraverso una vetrina.
In questi momenti si capisce cosa è il lavoro: il silenzio di una macchina che non produce in una fabbrica, un computer spento in una banca, il rumore dei passi che sentono se stessi uno dopo l'altro tra gli spazi vuoti e tristi, brutti, di un ambiente produttivo dai contorni sempre decisi da altri ma che, comunque, ci ospita. Sì, perché un ambiente produttivo ha una sua bellezza, ha la bellezza di essere insieme, in tanti, con tanti pezzetti di cose da fare, da mettere in comune per cucire quel grande tappeto su cui, anche se noi non sediamo, ci assicura un posto nella storia, tra i microspazi del suo ordito.
Il silenzio d'uno sciopero è pesante. Si taglia col coltello, come quello di un funerale. Ed è per questo che è ancora più doloroso che chi decide cosa fare e non fare con la ricchezza che noi gli mettiamo a disposizione ogni giorno con le nostre rinunce di carriera, i compromessi con i capi e i colleghi, il tempo regalato e non retribuito, la tolleranza dei clienti che non ci apprezzano perché noi siamo per loro i guardiani del denaro, la flessibilità nell'uso di procedure obsolete, la sopportazione dei demansionamenti e dei trasferimenti, ci costringano a questo gesto estremo, a questa apnea produttiva e relazionale per chiedergli un ravvedimento su un comportamento irresponsabile, egoista, oserei dire, infantile.
Immaginare di poter fare a meno dei lavoratori per produrre, è come immaginare di guidare un'auto senza le ruote. Il lavoro di una macchina è legato saldamente ai suoi ingranaggi e non c'è dinamismo senza intelligenza.
Se agli ingranaggi viene chiesto di fare sempre lo stesso lavoro con meno spessore, meno olio, meno aria, reggendo il peso di una macchina che è sempre più sofisticata e complessa, la macchina alla fine si ferma. Il dolore dello sciopero serve a far capire a chi gioca con la vita delle persone che la macchina richiede responsabilità e coscienza, e una generosità intelligente. Richiede di passare dall'autoritarismo all'autorevolezza, dalla dimensione dei diktat alla dimensione della condivisione della strategia per raggiungere un obiettivo più alto.
Credo che i colleghi che hanno rinunciato ad una giornata di salario per mandare un messaggio forte a chi li considera di importanza secondaria abbiano dimostrato di essere adulti, di saper volare molto in alto, nello spazio dei diritti e della lealtà. Hanno compiuto un sacrificio per far capire a chi guida la macchina che, senza di loro, non è nessuno e questo deve darci la serenità di condurre anche le prossime lotte con la tranquilla determinazione di chi sa di essere dalla parte del bene e della ragione.

martedì 8 gennaio 2013

300. Cronaca epistolare da Milano a Firenze.

"Carissima! Ai primi di dicembre ho avuto prima delle 6 del mattino una crisi nel sonno che ha spaventato a morte chi mi sta vicino, e preoccupato diversi amici. Quasi da subito i sintomi son stati inquadrati dal personale sanitario come quelli di un attacco epilettico: in realtà ho poi saputo che non avevo movimenti convulsi e muscoli serrati tipici delle convulsioni epilettiche vissute in passato come spettatori da me ed altri che conosco, però non mi svegliavo davanti a varie sollecitazioni, avevo gli occhi socchiusi, bofonchiavo, sbavavo, rabbrividivo e avevo una modestissima epistassi. Mi sono svegliato pare spontaneamente alla presenza dei soccorritori senza ricordarmi nulla, e all'ospedale, mirati a quella convulsione, mi han fatto per tutta la giornata una bella serie di accertamenti, risultati tutti negativi. Penso che nell'immediato porterò tutti i risultati a un medico che mi è stato raccomandato in quanto dotato di una visione olistica ma anche allopatica della sua professione, per chiedergli una sua diagnosi: intanto in rete ho "trovato" una particolare patologia di recente individuazione, a tutti gli effetti epilessia, che di sicuro ha come caratteristica comune al mio attacco quella di avvenire durante il sonno. Però io durante la crisi avevo le membra rilasciate ma, stimolato da un pizzicotto suggerito al telefono dal personale del Pronto Intervento, reagivo inconsciamente con un gesto infastidito di allontanamento....! Chissà, vedremo....e finora non m'è più successo! Baci"

lunedì 17 settembre 2012

277. Ora basta, politici!!

Ora basta.
Politici che insultano Antonio Ingroia (l’erede di Paolo Borsellino, vi ricordate?!?), Roberto Scarpinato con una richiesta di procedimento disciplinare sulla testa, Napolitano e il Csm che interferiscono nelle indagini della Procura della Repubblica di Palermo, nessuno – e sottolineo nessuno -, a parte il Fatto Quotidiano, che alza un piccolo scudo a difesa di questa procura, Antonio Ingroia che parte per il Guatemala, mettendo ancora più a rischio la sua vita (la morte di Michele Barillaro docet), Paolo Bolognesi e Salvatore Borsellino che vengono insultati e minacciati di querele perché, a differenza della maggioranza degli italiani, non rimangono zitti lasciando che le cose vadano per il verso sbagliato, perché denunciano con forza la mancata volontà di chi ha governato e di chi governa lo Stato Italiano nel fare luce sulle troppe stragi e sui troppi depistaggi seguiti ad esse.
Gianfranco Fini viene da tre anni in Via d’Amelio il 19 luglio per rendere onore a Paolo Borsellino.
Vuole rendere onore a Paolo Borsellino, Presidente della Camera della Repubblica italiana? Bene, allora vada davanti ad una telecamera e difenda il suo erede! Difenda quella Procura di Palermo che sta lavorando in suo nome!
E questo vale per tutti i politici che si vantano di fare antimafia. Ho quasi più stima verso quei politici che attaccano e denigrano ad ogni occasione che per quelli che si tacciano dietro un comodo e codardo silenzio. Schieratevi.
State lasciando andar via uno dei migliori servitori dello Stato, state lasciando soli i magistrati di Palermo e tutti quei cittadini, come Salvatore Borsellino e i familiari della sua scorta, agenti della Polizia di Stato morti per lo Stato, che stanno loro accanto e che vi chiedono solo di non far morire le loro madri senza che prima sia stata fatta giustizia.
L’unica cosa che sapete fare è fare a gara per chi sta più zitto, per chi ricorda meno, per chi usa più giri di parole. Avete paura delle intercettazioni perché la loro lettura fa cadere anche quella debole facciata di istituzionalità che vi è rimasta.
Avete dimenticato persino cosa sia l’onore, tenevate forse incrociate le dita dietro la schiena quando avete giurato sulla Costituzione italiana?
Mi fate solo schifo.
Federica Fabbretti (ilfattoquotidiano.it, 4 agosto 2012)

giovedì 6 settembre 2012

274. "Repubblica" non imparziale su Napolitano?"

Compendio del commento di "IlFlavio" sull'articolo di Manzella apparso su Repubblica riguardo la diatriba Napolitano-ProcuraPalermo.

"Mi lascia basito che un giornale come "Repubblica", che in maniera così razionalmente ineccepibile nel passato ha contestato i comportamenti dell' ex-premier Berlusconi - con le note 10 domande cui S.B. non risponde - in questo caso imposti l'argomentazione basandosi su assunzioni macroscopicamente errate, perché in realtà i magistrati volevano intercettare Mancino, non Napolitano. Punto. Quindi non hanno fatto niente di illegittimo. Punto.
Ma perché non si insiste invece per avere una giustificazione razionale del motivo degli interventi della Presidenza della Repubblica nei confronti della procura di Palermo, a valle delle telefonate fatte da Mancino? Perché Repubblica non pubblica una domanda a cui Napolitano si ostina a non rispondere, tutti i giorni, come fa con Formigoni?
La sensazione, non solo mia, è che "Repubblica" sia giustamente implacabile nei confronti del centrodestra, mentre si infastidisca a fare lo stesso nei confronti del centrosinistra o di altri uomini che non appartengano al centrodestra.
L'obiettivo sembra non cercare di cambiare veramente le cose, ma spodestare il centrodestra a favore del centrosinistra attuale, che equivale, se non si insiste a migliorare il centrosinistra, a non cambiare il Sistema.
E gli italiani stanno lentamente cominciando a capirlo, e confido che anche Libertà&Giustizia lotti in questa direzione: migliorare il centrosinistra, cosa che non mi sembra stia facendo "Repubblica".
Non bisogna stupirsi se i sondaggi danno sempre più in ascesa il Movimento 5 Stelle e sempre più in discesa il PD. Ad maiora..."

martedì 7 febbraio 2012

236. Lutto costrutto.

Due parole per quattro zampe.
Giorni fa uno dei cani di casa ci ha lasciato. Lola. Chi ha cani e gatti o li ha avuti sa di cosa parlo quando uso la parola dolore nel caso della morte di un animale di casa. Sono nostri compagni di vita, sono amici veri, gli si vuole bene, un bene ricambiato in una forma non umana ma per certi versi anche più che umana, più incondizionata, più pura.
Queste parole le scrivo per lei, d’accordo con mia moglie e mia figlia che mi hanno spinto a farlo, anche se a molti potrà sembrare una cosa da poco. La Lola l’avevamo presa al canile di Ossaia, qui a due passi da Cortona, dove, come in tutti i canili, è pieno di animali pronti a far felice qualcuno. E’ stata con noi qualche anno prima che morisse e sono stati anni bellissimi, per lei che non perdeva occasione di dimostrarcelo, e per noi che ci metteva un sacco di allegria col suo carattere e le sue abitudini da “trovatella” che non aveva mai abbandonato anche se viveva viziata come una regina. I nostri cani li abbiamo sempre presi al canile oppure da qualcuno che li aveva trovati abbandonati da qualche parte.
Vengo al punto: se volete prendere un cane prendetelo al canile, ve ne sarà grato per tutta la vita e scoprirete una forma di felicità e di rapporto tra esseri viventi che vi insegnerà delle cose importanti, garantito. Non andate a comprare un cane a meno che non abbiate della ragione molto valide per farlo, invece valutate bene l’idea di salvarne uno da un canile, di portarlo a casa, di stringere con lui quel patto tra essere umano e animale che è tra le esperienze più belle della vita(molti sanno di cosa parlo). Un cane non è un vestito, che si compra alla boutique e si indossa davanti allo specchio o per far bella figura, è un essere vivente e negli esseri viventi il concetto di razza e di pedigree è una cosa sorpassata, nel 2012. I cani sono tutti unici. In qualsiasi città voi viviate di sicuro c’è un canile dove si raccolgono i trovatelli, i cani smarriti, abbandonati, rifiutati, scappati, allora se avete intenzione di prendere un cane con voi valutate questa possibilità, fateci un giro, è una bella cosa.
Ciao Lola e grazie amica mia.
Lorenzo Jovanotti Cherubini. (da Facebook)

giovedì 31 marzo 2011

196. Celentano sul Corriere 16/03/2011

Caro Direttore,

60.000 case distrutte, 1 milione di sfollati e 5000 dispersi in quel florido Giappone che nel giro di 6 minuti è improvvisamente precipitato nel buio più scuro. Ma soprattutto migliaia di radiazioni sulla testa dei giapponesi. Ora io non vorrei neanche parlare del clamoroso fuori-tempo (non solo musicale) esternato da Chicco Testa, ospite della bravissima Lilli Gruber dalla voce affascinante. Non vorrei ma come si fa, poi la gente pensa davvero che lui parli per il bene dei cittadini. «Gli impianti nucleari hanno dimostrato di tenere botta». Ha detto il nostro Chicco ormai appassito per mancanza di clorofilla e quindi non più in grado di catturare quell'ENERGIA SOLARE di cui un tempo si nutriva.

«Chi trae spunto dalla tragedia del Giappone per dare vita a una polemica politica è uno sciacallo». Ha sentenziato. Dopo neanche un'ora esplode la centrale nucleare di Fukushima. Un tempismo davvero sorprendente quello del Chicco. Ma la cosa più incredibile che più di tutti impressiona, è lo stato di ipnosi in cui versano gli italiani di fronte ai fatti sconcertanti di una politica che non è più neanche politica. Ma piuttosto un qualcosa di maleodorante e che di proposito vorrebbe trastullarci in uno stato confusionale. Dove sempre di meno si potrà distinguere il bene dal male, le cose giuste da quelle ingiuste. Sparisce quindi quel campanello d'allarme che ci mette in guardia quando c'è qualcosa che non quadra nei comportamenti di un individuo. Un qualcosa che detto in una parola si chiama SOSPETTO. E di sospetti sul nostro presidente del Consiglio, tanto per fare un esempio, ce ne sono abbastanza. E così nel bel mezzo di una tragedia come quella che sta vivendo il Giappone, dove fuoco e acqua stanno distruggendo tante vite umane, senza contare l'aspetto più insidioso dovuto alle radiazioni liberatesi nell'aria, il nostro presidente del Consiglio non demorde. Ha subito fatto annunciare dai suoi «CicchittiPrestigiacomini» e dai piccoli insidiosi Sacconi, che il progetto sul nucleare in Italia andrà avanti. L'orientamento popolare contro le centrali nucleari decretato dal referendum fatto 24 anni fa, fu chiarissimo. Ma per Berlusconi non basta: «Chi se ne frega della SOVRANITÀ POPOLARE!». L'unica sovranità che conta per lui è il Potere di guidare gli uomini in una sola direzione come se fossero degli automi.

Tra i vari tg, talk show e quello che si legge sui giornali, ho seguito con un certo interesse il cammino politico del terzo polo. Si spera sempre di intravedere quel «CHE» di trasparenza mai assaporata che per ora, a quanto pare, possiedono in pochi. Uno di questi è Antonio Di Pietro. Ma il governo cerca di ostacolarlo. Le ottocentomila firme raccolte da Di Pietro contro le centrali atomiche e il legittimo impedimento, saranno oggetto di un referendum che «si farà», ha detto il ministro Maroni allievo di Berlusconi. Ma a giugno. Quando la gente va al mare.

E questo naturalmente vale anche per il milione e quattrocentomila firme raccolte dal Forum italiano Movimenti per l'acqua, di cui nessuno parla tranne il loro sito che gentilmente vi indico - www.acquabenecomune.org - per i due quesiti referendari contro la privatizzazione di questo prezioso bene comune.

Una trappola radioattiva quindi per chi non vuole essere schiacciato dalla bevanda nucleare. Ora il mio potrebbe sembrare un appello, ma non lo è. È una preghiera. Una preghiera che non è rivolta ai politici. «LORO NON SANNO QUELLO CHE FANNO». Per cui mi rivolgo a tutti quelli che invece li votano i politici. Di destra, di sinistra, «STUDENTI», leghisti, fascisti e comunisti, per il vostro bene, non disertate il referendum. Questa volta sarebbe un suicidio. Dobbiamo andare a votare anche se il governo spostasse la data del referendum al giorno di Natale. Non sia mai che prendiate sotto gamba questi referendum: saremmo spacciati.

La natura, come vedete, si è incazzata. Gli esperimenti nucleari nel Pacifico, le trivellazioni nei fondali del Golfo del Messico, milioni di ettari di bosco incendiati per favorire la cementificazione abusiva, i tagli alla cultura ridotta ormai in pezzi. Tutte cose, per cui la NATURA «sta perdendo la pazienza». Come vi dicevo ho seguito con un certo interesse il cammino politico del terzo polo. E Casini che fino a prima della tragedia di questi giorni ha sempre parlato in modo equilibrato, subito dopo il terremoto, intanto che le radiazioni cominciavano a liberarsi nell'aria e trecentomila persone venivano evacuate dalle loro case, ci ha tenuto a ribadire, con una certa fierezza, il suo parere favorevole al nucleare, facendo quasi un rimprovero al governo per non aver ancor iniziato i lavori. Caro Casini, che tu fossi un nuclearista convinto lo sapevamo tutti e io rispetto la tua opinione, anche se è orribile. Ma dirlo proprio in questo momento, non pensi che tu abbia dato una sberla sui denti al tuo elettorato? Tralasciando il piccolo particolare che l'Italia è uno dei Paesi a maggior rischio sismico, come tu sai, le radiazioni sono pericolose non soltanto perché si muore, ma per il modo di come si muore. Una sofferenza di una atrocità inimmaginabile. E poi non si è mai in pochi a morire. Specialmente quando la catastrofe raggiunge dimensioni come quella che sta vivendo la povera gente in Giappone. E non venirmi a dire che le centrali nucleari di terza generazione sono più sicure della seconda, e che ancora più sicure della terza saranno quelle di quarta, disponibili per altro nel lontano 2030. La verità è che tu e Berlusconi siete degli IPOCRITI MARCI. Lo sapete benissimo che per quanto sicure possono essere le centrali atomiche, anche di decima o di undicesima generazione, il vero pericolo sono soprattutto le SCORIE RADIOATTIVE, che nessuno sa come distruggere e che già più di mezzo mondo ne è impestato.

SCORIE collocate in contenitori sui piazzali delle centrali, a cui, tra l'altro, si aggiungono elevatissimi costi economici, sociali e politici richiesti dalla necessità di sorvegliare questo micidiale pericolo per un tempo praticamente INFINITO. Lo sapete benissimo e ciò nonostante continuate a INGANNARE i popoli promettendo loro quel falso benessere che serve solo a gonfiarvi di Potere e ad arricchire le vostre tasche. Mi dispiace ma non c'è niente da imparare dal terzo polo, come non c'è niente da imparare da tutta la classe politica. L'unica buona notizia che galleggia in questo mare di annegati e che mi ha sorprendentemente colpito, è ciò che di veramente buono sta facendo il sindaco Matteo Renzi nella sua Firenze. Finalmente uno che ha intuito cosa c'è nel cuore della gente. E che ha il coraggio di dire no alla cementificazione facile con la quale, secondo i malvagi, si costruirebbe per il bene dei cittadini. Bravo Matteo! Forse tu hai capito tutto e magari ancora non ti rendi conto di quanto sia importante ciò che hai capito.

Adriano Celentano


giovedì 8 luglio 2010

115. altra lettera di un'aquilana

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società i recupero crediti, perconto di Sky: mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009 e mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciatola mia casa enon vi ho più fatto ritorno, causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi didovere, poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio dianni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata inselci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio, mi sale il groppo alla gola e le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare tasse e contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l'i.c.i. e i mutui sulle case distrutte e ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro diretribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago , in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti aprezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio o un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra lontanichilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore e lei mi risponde, con la voce che le trema: "Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo, chiamate la stampa. Devono scriverlo."

martedì 1 giugno 2010

105. COME IN UN GIALLO SI DISSOLVONO 9000 POSTI DI LAVORO - COMPLICI I MEDIA

AGILE -- ex EUTELIA

COME LICENZIARE 9000 PERSONE SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA !!!
E' iniziato il licenziamento dei primi 1200 lavoratori di
OLIVETTI-GETRONICS-BULL-EUTELIA-NOICOM-EDISONTEL TUTTI CONFLUITI IN:
AGILE s.r.l. ora Gruppo Omega
Agile ex Eutelia è stata consegnata a professionisti del FALLIMENTO.
Agile ex Eutelia è stata svuotata di ogni bene mobile ed immobile.
Agile ex Eutelia è stata condotta con maestria alla perdita di commesse e clienti .
Il gruppo Omega continua la sua opera di killer di aziende in crisi , l'ultima è Phonemedia, 6600 dipendenti che subirà a breve la stessa sorte.
Siamo una realtà di quasi 10.000 dipendenti e considerando che ognuno di noi ha una famiglia, le persone coinvolte sono circa 40.000 eppure nessuno parla di noi.
Abbiamo bisogno di visibilità Mediatica, malgrado le nostre manifestazioni nelle maggiori città italiane (Roma – Siena Montepaschi -- Milano -- Torino -- Ivrea -- Bari -- Napoli – Arezzo - ) e che alcuni di noi sono saliti sui TETTI, altri si sono INCATENATI a Roma in piazza Barberini, essun giornale a tiratura NAZIONALE si è occupato di noi ad eccezione dei TG REGIONALI e GIORNALI LOCALI.
NON siamo mai stati nominati in nessun TELEGIORNALE NAZIONALE perchè la parola d'ordine è che se non siamo visibili all'opinione pubblica il PROBLEMA NON ESISTE.
Dal 4-Novembre-2009 le nostre principali sedi sono PRESIDIATE con assemblee permanenti
*Se sei solidale con noi INOLTRA QUESTO DOCUMENTO ad almeno 10 amici nei prossimi 30 minuti, non ti costa nulla , ma avrai il ringraziamento di tutti i lavoratori e le Lavoratrici di Agile ex Eutelia che da mesi sono senza stipendio *
*Altrimenti questa azienda morirà *
Le Lavoratrici e i Lavoratori di Agile s.r.l. -- ex Eutelia
*GRAZIE*

mercoledì 12 maggio 2010

098. Vergogna

Voi che sicuramente andate sul sito del Vaticano più di me e siete sempre a conoscenza delle varie notizie, sapete dirmi se al cardinal Bertone è venuta improvvisamente la raucedine???
Lui che è sempre pronto a mettere bocca su tutto, anche su ciò che non dovrebbe riguardare la Chiesa? Sulla comunione di Berlusconi non ha niente da dire? Pluridivorziato e con quel che combina……????? E poi ci sono persone, come nella nostra parrocchia, che si fanno mille scrupoli e si sentono in colpa ed in dovere di seguire le direttive della chiesa!
Siamo tutti uguali davanti all'altare….ma qualcuno è più uguale degli altri. Anche i sacramenti sono diventati ad personam!
Che vergogna
(email diffusa da "Indignato" tra i fedeli di una parrocchia lombarda, a proposito del funerale di Vianello....)

097. cara Gelmini, mi permetta

Gentile ministro Gelmini, le scrivo per complimentarmi con lei che finalmente ha avuto il coraggio di denunciare, in un’intervista, i privilegi concessi alla vera casta italiana: le madri lavoratrici. Annunciando il suo rientro al lavoro in anticipo rispetto ai termini della maternità obbligatoria (che brutta parola: sovietica, quasi), lei ha giustamente invitato le donne, queste scansafatiche impenitenti, a “fare dei sacrifici” senza restare a casa per mesi a girare i pollici. Era ora che qualcuno se ne accorgesse, diamine. In fondo gli uomini quando partoriscono tornano subito al lavoro, e anche per allattare non chiedono mica l’orario ridotto. Diciamolo: l’Italia che lavora l’hanno rovinata i sindacati e le madri. Solo che mentre i sindacati sono i crisi, quelle cialtrone continuano a partorire. Io mi chiedo che bisogno ci sia di quelle maternità che durano mesi, addirittura un anno: lo so per esserci passata, è stato tutto così offensivamente facile. Dopo due mesi sono venuti quelli dell’asilo nido per chiedermi di lasciare lì i bambini, hanno tanto insistito “Venga, abbiamo un sacco di posti liberi, è un vero piacere”. Poi sul lavoro mi sono venuti incontro, si sa che in Italia è così, con tante donne ai posti di comando è chiaro che l’organizzazione è mirata alla famiglia: per evitare che dovessi pulire la scrivania, visto che avevo un po’ sonno perché di notte non dormivo, me l’hanno portata via. Gentilissimi. È stato un periodo d’oro, ero sempre dall’estetista, tutto a spese dell’Inps. Tornassi indietro avrei vergogna, di tutti quei privilegi. Ci pensi lei!
Marina Morpurgo

www.metronews.it

martedì 23 marzo 2010

086. Tante scuse a Emilio Fede

per EMILIO FEDE

Ho 63 anni compiuti, abito a Segrate, ho lavorato 20 anni per Mediaset in qualità di dirigente.

Oggi, dopo una cena piacevole, percorro con mio marito la stradina notoriamente pedonale, ora abusivamente usata da poche auto di alti papaveri e rispettive scorte per raggiungere gli Studi televisivi di Rete 4.

Da una di queste auto ci viene suonato il clacson, mio marito fa presente che i pedoni hanno la precedenza in quanto strada pedonale, si abbassa un finestrino e: "Spostati faccia di m3rda!"

Riconosco Emilio Fede, che protende il suo viso sotto quello di mio marito, invitandolo: mettimi le mani addosso, toccami! Mi metto tra i due: "Sono stata tua collega per 20 anni, ho lavorato 20 anni con Carlo Bernasconi (braccio destro di S.B., morto nel 2001, gran brava persona)".

A quel punto il grande cambiamento: mi scusi Signora, mi scusi Signora. Non le voglio le tue scuse, caro Fede, chiedo scusa io: per essere rispettata come donna ho dovuto ricordarti di aver fatto parte del clan dei prepotenti e degli arroganti. Sia, per me e per tutti, un momento di profonda riflessione.

Silvia Cavanna / Segrate, Milano

(Repubblica - 23/03/2010)

domenica 7 marzo 2010

080. Silvio a Bettino dopo decreto "salvafininvest"

Caro Bettino grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità.
Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore.
Con amicizia, tuo Silvio.


(blog.libero.it/LELFODELLAGO)

mercoledì 23 settembre 2009

026. Un medico (pandemia maiala)

PANDEMIA DI LUCRO Che interessi economici si muovono dietro l'influenza suina? Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria..I notiziari di questo non parlano.
Nel mondo, ogni anno muoiono di diarrea due milioni di bambini che si potrebbero curare con un semplice rimedio che costa25 centesimi: i notiziari di questo non parlano...Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, ogni anno provocano la morte di 10 milioni di persone, ma i notiziari di questo non parlano. Però quando comparve la famosa influenza dei polli, il mondosi inondò di notizie su un'epidemia e più pericolosa di tutte, una pandemia!Non si parlava d'altro, anche se questa influenza causò la morte di 250persone in 10 anni...25 morti l'anno!! L'influenza comune, uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo....Mezzo milione contro 25.E quindi perchè un così grande scandalo con l'influenza dei polli? Perchè dietro questi polli c'era un "grande gallo": la casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione. Con questa influenza, Roche e Relenza,ottennero milioni di dollari di lucro.Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell'inflluenza suina. E tutti i notiziari del mondo parlano di questo.E allora viene da chiedersi: se dietro l'influenza dei polli c'era un grande gallo, non sarà che dietro l'influenza suina ci sia un "grande porco?". L'impresa nordamericana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu e l’azionistaprincipale di questa impresa è nientemeno che un personaggio sinistro come Donald Rumsfeld, segretario della difesa di George Bush, artefice della guerra contro l'Iraq. Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani...felici per la nuova vendita milionaria.La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute.Se l'influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione, e se l'Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret Chan) è tanto preoccupata, perchè non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e non autorizza la produzione di farmaci generici per combatterla? DIFFONDI QUESTO MESSAGGIO COME SE SI TRATTASSE DI UN VACCINO, PERCHE' TUTTI CONOSCANO LA REALTA' DI QUESTA "PANDEMIA".
Dr. Carlos Alberto Morales
Paita Children's Hospital pediatra -
Lima, Peru

giovedì 10 settembre 2009

007. Un'aquilana terremotata ci ricorda


Le ho contate, dovrebbero essere una ventina circa. Almeno una ventina di persone, conoscenti e amici che sanno quello che è accaduto alle 3:32 del 6 aprile, ma che nell'ultima settimana mi hanno chiesto se fossi tornata all'Aquila per preparare gli esami.
Forse mi devo scusare con loro, perchè la mia risposta ha sistematicamente destato un pò di imbarazzo: "L'Aquila non esiste più" "Ah già, scusami".
Ma è giustificabile.
Ormai le reti nazionali non parlano più del terremoto dell'Aquila,troppo prese a parlare prima della crisi coniugale del premier,poi della crisi economica ormai superata brillantemente dalla nostra nazione,poi della pseudo-crisi dell'amministrazione siciliana,poi delle quotidiane crisi di nervi di questo o quel politicante.
Queste sì che sono notizie.
E quelle rare volte che si parla ancora del terremoto dell'Aquila i toni sono esaltanti,c'è chi lo definisce "il successo del governo",chi parla del "miracolo del premier".
Si parla di ricostruzioni avvenute,di problemi risolti: NON È VERO, le notizie riportate sono solo specchietti per le allodole,azioni di facciata per mostrare un fantomatico intervento-lampo del governo e la verità è tutt'altra.
La gente ormai da quasi due mesi vive in tenda, e lo fa sia negli afosissimi pomeriggi dei giorni scorsi, sia nelle notti di vento e pioggia, come questa, e quelli che sono negli alberghi sulla costa si godono ancora per poco il sogno di una lunga e gratuita vacanza al mare, ormai in attesa (a giorni) di essere messi alle porte in vista dell'inizio imminente della stagione balneare.
Di costruzioni per ora nemmeno l'ombra, perchè fino al G8 dell'Aquila si deve lavorare per accogliere i rappresentanti delle più grandi nazioni del mondo.
A mandare avanti la baracca ci sono i volontari della Protezione Civile, i volontari dei Vigili del Fuoco, i volontari delle varie Associazioni di Pubblica Assistenza, che si spaccano la schiena per mantere vivibile la condizione ma sempre più si lamentano della scarsa presenza dello Stato, della scarsità di fondi (3.1 miliardi in 24 anni sono BRICIOLE), dei ritardi nei lavori (ad ora, nessuna delle promesse fatte nelle subito successive al terremoto è stata mantenuta).E se si lamentano di ciò i volontari che dopo una settimana tornano nelle loro tiepide case, come direbbe Primo Levi, pensate come possono stare le persone che una casa dove tornare non ce l'hanno affatto, che non sanno più cos'è la privacy, che sognano una doccia dignitosa.Non mi sembra il quadro di un successo, questo.
Non mi sembra una situazione risolta.Lo scopo di questa mail è solo ricordare a tutti che non sentire più notizie in tv non vuol dire che ora tutto sia tornato alla normalità.
RICORDATELO: L'EMERGENZA NON È FINITA.
Invia questo messaggio almeno a 10 persone, te ne prego.Se non lo farai non ti accadrà nulla di male,se lo farai non avrai soldi o amori stucchevoli....ma solo, nel frastuono del niente quotidiano occorrono tante piccole grida per ricordare cos'èun briciolo di dignitosa umanità. Grazie di cuore Un' ex-residente all'Aquila

001. Da me ricevuta

My dear, Today lying down in bed my mind was floating in the air, I want to share with you something, don't know what, important? surely not.....just some light feelings I had. It was hot, very hot today ...may be this was the reason why my mind was moving towards mountains, fresh air, pine smell, woods and greenery all around. A pleasant feeling of clean, silence and peace with yourself...I felt lost there for a while...pleasant but sanitized, dead in a beautiful scenario. Then, suddenly, I was back here...alone, pain in the back, rather sad but still alive.To rise up my spirit I move my mind to the South, the sun... people smiling to me, shouts, children playing in the backyard, the feeling to be wise among happy people.It was amusing to find myself in harmony with the world around ...alive but... loosing innocence it takes time but I started to go down and down to a different mood...I felt my sweat, I felt the smell of my dirty body lying in a wet bed, I felt dirty and ugly but...and that was astonishing, I like it...I liked the dark shadow of myself....and of course I thought to the emotion of a possible session with you...lapping you up, wolfing you...