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venerdì 13 maggio 2011

203. Aforismi?

"La cosa più importante è non smettere mai di domandare."
"La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire"
(Albert Einstein)

201. Aforismi?

"La prima necessità dell'uomo è il superfluo."
"Se i fatti non corrispondono alla teoria, cambiate i fatti."
(Albert Einstein)

domenica 22 agosto 2010

126. Amy Winehouse

Amy Jade Winehouse, nata nel 1983 a Londra, da famiglia ebraica di origine russa, cantautrice di punta, eclettica e anticonformista.
All'età di 10 anni fondò il gruppo Sweetnsour che si proponeva come la versione ebraica delle Saltnpepa.
Il suo album di debutto "Frank" del 2003 si candidò al Mercury.
E' apprezzata per la sua voce inusuale, paragonata a quella di Sarah Vaughan: le orchestrazioni fanno da semplice contrappunto alle sue interpretazioni intimiste e ai suoi testi sempre espliciti.
2 anni di stop discografico a causa di un ricovero per enfisema polmonare, probabilmente complicato dalle sue varie dipendenze: alcol, valium, sigarette, chirurgia plastica.

venerdì 16 luglio 2010

121. Mama Afrika

Mama Afrika: Miriam Makeba, cantante sudafricana di jazz e world music, nota per il suo impegno politico contro l'apartheid e per essere stata delegato alle Nazioni Unite.
Nata a Johannesburg in Sudafrica nel 1932 e morta a Castel Volturno il 9 novembre del 2008: suo padre era xhosa e sua madre una sciamana swazi. Iniziò la professione di cantante negli anni cinquanta coi Manhattan Brothers, e poi fondò gli Skylarks facendo un mix di jazz e musica tradizionale sudafricana, una world music antelitteram. Pur avendo già successo, alla fine degli anni cinquanta guadagnava poco e, come nera, in Sudafrica, non percepiva i diritti musicali, per cui pensò di lasciare il paese: nel '60 partecipò al documentario anti-apartheid "Come Back, Africa" per il quale fu invitata al Festival del cinema di Venezia e una volta in Europa decise di non rimpatriare.
A Londra conobbe poi Harry Belafonte, che la aiutò a trasferirsi negli Stati Uniti e farsi conoscere come artista, e là incise molti dei brani che la resero celebre: Pata Pata, The Click Song e Malaika.
Nel 1966 Miriam Makeba ebbe il Grammy per la migliore incisione folk, con l'album "An Evening with Belafonte & Makeba" inciso con Belafonte, esplicitamente politico e con riferimento alla vita dei neri sotto l'apartheid, contro cui nel 1963 portò la propria testimonianza alle Nazioni Unite: il governo di allora rispose bandendo lei e i suoi dischi dal Sudafrica.
Nel 1968 sposò l'attivista politico statunitense, originario di Trinidad, Stokely "KwameTure" Carmichael, "primo ministro" delle Pantere Nere, legato al nazionalismo nero e ai movimenti panafricani, ex-integrazionista. Essendo lui considerato un estremista, alla Makeba negli Stati Uniti furono annullati i contratti discografici. I due coniugi si trasferirono in Guinea, amici del presidente di quel paese, ma nel 1973 si separarono. Lei, seguitando a cantare soprattutto in Africa, Sudamerica ed Europa, svolse anche il ruolo di delegata della Guinea alle Nazioni Unite, vincendo il Premio Dag Hammarskjöld per la Pace nel 1986. Dopo la morte nel 1985 della sua unica figlia Bongi, anche lei cantautrice, si era trasferita a Bruxelles. Nel 1987 collaborò al tour Graceland di Paul Simon, e poco dopo uscì la sua autobiografia, "Makeba: My Story".
Nel 1990 Miriam rientrò in Sudafrica, convinta da Nelson Mandela. Nel 1992 interpretò il ruolo della madre della protagonista nel film "Sarafina! Il profumo della libertà", ispirato alle sommosse di Soweto del 1976.
Nel 1999 fu nominata "Ambasciatrice di buona volontà" dalla FAO. Nel 2002 prese parte anche a un documentario sull'apartheid. Ebbe tanti riconoscimenti e nel 2004 si classificò al 38º posto nella classifica dei "grandi sudafricani" stilata da SABC3. Nel 2005 ci fu il suo tour mondiale di addio alle scene, a causa dell'artrite reumatoide di cui pativa fin da giovane.
Miriam Makeba è morta nella notte fra il 9 e il 10 novembre 2008 per un attacco cardiaco a Castel Volturno dove, qualche ora prima, nonostante forti dolori al petto, si era esibita in un concerto contro la camorra dedicato allo scrittore Roberto Saviano e molti, tra i quali lo stesso Saviano, hanno denunciato un grave ritardo nei soccorsi.

mercoledì 7 ottobre 2009

030. Mercedes Sosa, la vita del passero libero.

http://wabesmemo.blogspot.com/2009/10/038-muore-mercedes-sosa-nota.html
Mercedes Sosa, nata a San Miguel de Tucumán il 9 luglio1935, è morta a Buenos Aires il 4 ottobre scorso. Popolare cantante argentina, simbolo della sua terra e della lotta per la pace e i diritti civili contro la dittatura, si definiva "cantora popular". È conosciuta anche con il soprannome di La Negra.
Di famiglia povera, si appassiona fin dall'adolescenza alle danze popolari e nell 'ottobre 1950 partecipa, vincendo, a una manifestazione canora radiofonica a Tucumán.
Nel 1960 fa parte del Movimiento del Nuevo Cancionero, una corrente sorta nella provincia di Mendoza, che intende rinnovare la canzone popolare, rappresentando la vita quotidiana argentina.
L'album "El grido de la tierra" contiene il celebre inno Cancion con todos, una canzone di speranza per tutto il Sudamerica. Nel 1971 esce anche "Homenaje a Violeta Parra", in cui canta numerose canzoni della famosa cantante cilena, fra cui la celeberrima Gracias a la vida. In un film di Leopoldo Torre Nilsson, La tierra en armas, interpreta l’eroina peruviana Juana Azurduy.
Nel 1972, nonostante gli attacchi dei militari, esce Hasta la victoria, un album con canzoni di chiaro contenuto sociale e politico e Cantata Sudamericana, con musica di Ariel Ramírez e versi di Félix Luna.
Tra gli altri nel 1976 esce Mercedes Sosa con i contributi dei poeti Víctor Jara, Pablo Neruda, Alicia Maguiña e Ignacio Villa e nel 1977 rende omaggio a uno dei maggiori cantanti popolari argentini con "Mercedes Sosa interpreta Atahualpa Yupanqui".
Con l’instaurazione della dittatura militare la sua musica di denuncia inizia ad essere invisa ai militari: dapprima vittima della censura, poi arrestata a un concerto a La Plata e nel 1979 costretta all'esilio. Prima a Parigi e poi a Madrid, dedica molti brani alla sua patria e alla speranza per gli argentini, Torna in Argentina il 18 febbraio 1982, alla vigilia della caduta del regime e si esibisce tredici volte al Teatro dell'Opera di Buenos Aires, accompagnata da musicisti rock Leòn Gieco e Charly Garcìa iniziando sempre con il brano Todavia cantamos, un inno alla resistenza e alla speranza. Il ritorno alla democrazia coincide con il successo discografico del live Mercedes Sosa en Argentina dallo Stadio Ferro Carril Oeste. Lo spettacolo diventerà poi parte del documentario a lei dedicato, Como un Pàjaro libre, che darà il nome ad un omonimo album. Mercedes Sosa diventa il simbolo della resistenza e della speranza e nel 1984 realizza lo storico spettacolo Corazòn.
Nel 1988 realizza il tour Three Voices (recentemente rilasciato sull'omonimo DVD), assieme a Joan Baez e al cantautore tedesco Konstantin Wecker. In quel tour spicca l'indimenticabile duetto di Gracias a la vida,di Violeta Parra che Mercedes e la Baez avevano già inciso separatamente.
Nel marzo 1997, Mercedes Sosa rappresenta l’America Latina e le isole caraibiche, in veste di Vice Presidente della Commissione per la stesura della Carta della Terra, documento per la Tutela dell’Ambiente equivalente alla Carta dei Diritti Umani.
Dopo lunga altalena di successi e periodi di malattie anche gravissime, si riprende e nel 2005 incide diversi album.
Nel 2009 esce l'album doppio Cantora - Un viaje intimo, un album-tributo di duetti in cui Mercedes è affiancata dai principali artisti del Sudamerica, fra cui Shakira, Lila Downs, Julieta Venegas, Caetano Veloso e molti altri.
L'album è in corsa per i Latin Grammy Awards.
Il 4 ottobre 2009 viene pubblicato dalla sua famiglia un messaggio che ne annuncia la morte a 74 anni, durante una degenza in ospedale per una disfunzione renale.
Il governo argentino in occasione della scomparsa della cantora ha emanato il decreto 1402/2009 nel quale sottolinea che la carriera di Mercedes Sosa fu sempre di grande impegno sociale, dimostrato con lo spirito di solidarietà, l'onestà intellettuale, l'impegno artistico, laferrea difesa dei diritti umani e delle giuste cause per cui fu perseguitata dalla dittatura, dichiarando lutto nazionale per il periodo di tre giorni a partire dal 4 ottobre. Migliaia di persone le hanno reso omaggio, nella camera ardente allestita nel palazzo del Congresso argentino. fra cui la presidente Cristina Fernández de Kirchner, l'ex presidente Néstor Kirchner, Diego Armando Maradona. Fra i molti messaggi di cordoglio anche quello del presidente venezuelano Hugo Chavez.